Risultati di ricerca
Search this site
371 risultati trovati
- Incontro con Giuseppe Bonomi
Il 2 novembre 2015 Giuseppe Bonomi, Segretario Generale e Direttore Generale Presidenza Regione Lombardia, è intervenuto sul tema: “Infrastrutture e competitività: il ruolo dei governi regionali”, offrendo un quadro sull’operato delle Regioni nel mutare del contesto Istituzionale.
- Incontro con Maurizio Lupi
Si è tenuto lo scorso 15 dicembre l’incontro presso Fondazione ResPublica con il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi. L’incontro è stato l’occasione per discutere liberamente dei progetti infrastrutturali che interessano il Paese e, in particolare, l’area lombarda, a pochi mesi dall’apertura dell’Esposizione Universale. Sono stati altresì affrontati i temi dello sviluppo e della competitività del sistema portuale, temi su cui ResPublica si è molto impegnata in passato, oltre che del finanziamento delle opere pubbliche anche con il coinvolgimento di capitali privati in PPP.
- Conferenza stampa - Due cose buone per il Sud
Conferenza stampa di Giulio Tremonti e Antonio Gentile (ex sottosegretario all’Economia con delega alle questioni economiche del Mezzogiorno) al Senato per la presentazione della Banca del Mezzogiorno e 3 miliardi di bond per il Sud. Al seguente link è disponibile la registrazione audio della conferenza: https://www.radioradicale.it/scheda/345395
- Report - Time for growth: favorire la quotazione in borsa.
Fondazione ResPublica e Fondazione Astrid sono liete di presentare il rapporto finale della ricerca "Time for growth: favorire la quotazione in borsa". Obiettivo della ricerca è stato quello di presentare proposte innovative e concrete per semplificare e rendere più efficienti le procedure di quotazione offrendo alle imprese, in particolare quelle di media dimensione, una reale alternativa al finanziamento bancario e una opportunità di crescita e sviluppo nell’arena competitiva di un mondo globalizzato. La ricerca si è sviluppata su tre differenti moduli: 1. Una survey sulla quotazione nel mercato mobiliare italiano. Il lavoro, elaborato attraverso la trasmissione di un questionario alle principali società quotate e non quotate (1.000 imprese) è volto a conoscere e valutare i principali ostacoli alla quotazione, la percezione delle imprese circa il mercato mobiliare italiano, le motivazioni che supportano la decisione di quotarsi o non quotarsi; 2. Una ricerca sulla quotazione nelle principali Borse del mondo. Il lavoro esamina le best practice estere relativamente ai costi di quotazione ed al quadro normativo di riferimento; 3. Un’indagine in tema di quotazione di borsa presso le principali istituzioni finanziarie che operano a Milano. Di seguito la locandina dell'evento di presentazione del report e il documento elaborato a valle della ricerca:
- Incontro con Alessandro Belgiojoso
Il 29 aprile è intervenuto presso la Fondazione Alessandro Belgiojoso, artista e progettista culturale, che ha presentato il progetto “100 cascine”. L’assegnazione a Milano dell’Expo 2015 ha fornito lo spunto per l’ideazione di questo progetto che prevede la riqualificazione di cascine lombarde attraverso finanziamenti pubblici e privati. Le cascine recuperate, vogliono offrire una risposta alla domanda di ricettività in vista del 2015 e, nel contempo, promuovere e valorizzare il territorio e il suo patrimonio storico.
- Research - Studiare il fenomeno dell'immigrazione partendo dai comportamenti dell'individuo
I fenomeni migratori rappresentano uno degli aspetti tipici di un mondo globalizzato. La storia insegna che il contatto con culture differenti provenienti dall’esterno implica cambiamenti nel modo di vivere delle popolazioni autoctone e necessità di integrarsi positivamente con le nuove culture. I flussi migratori dell’era moderna hanno beneficiato di reti di trasporto più efficienti e servizi più accessibili; ciò ha permesso a un numero crescente di persone di muoversi principalmente dalle aree povere del pianeta a quelle più ricche. Queste innovazioni hanno però reso potenzialmente meno irreversibili tali flussi. L’Italia, tra i maggiori paesi di emigrazione del XIX e XX secolo, è a sua volta diventata meta di immigrazione a partire dall’ultimo quarto di secolo del novecento. Il deciso aumento della presenza di cittadini stranieri sul territorio negli ultimi venti anni e l’impatto del fenomeno sulla società e sul sistema economico ha imposto l’immigrazione tra i temi principali della discussione politica e sociale. All’inizio degli anni Novanta il censimento sulla presenza di immigrati sul territorio italiano segnalava 356.159 individui regolarmente presenti sul suolo nazionale, pari allo 0,6% circa della popolazione. Dieci anni dopo, nel 2001, tale percentuale era salita al 2,3%. L’ultima rilevazione (Istat, gennaio 2009) fornisce un dato di 3.891.295 individui pari al 6,5% dei residenti del Paese: + 151,1% negli ultimi sei anni. Cifra che aumenta di almeno un milione se si considera la stima del numero degli immigrati irregolari secondo Caritas Italiana, favoriti dalla pratica diffusa del lavoro nero in particolare nel comparto agricolo. L’Italia viene scelta in quanto percepita come nazione ricca, posizionata al centro del Mediterraneo e quindi facile da raggiungere rispetto ad altri paesi europei. Sempre di più incide l’immigrazione per ricongiungimento famigliare (sottolineata da una percentuale di stranieri che vive in famiglia oramai maggiore del 50%) e l’immigrazione favorita dalla presenza di una comunità organizzata proveniente dal paese di origine che agisce da ponte con la nuova realtà. Risultano preponderanti tra la comunità immigrata i contratti di lavoro dipendente (principalmente a tempo determinato) in particolare femminile di provenienza comunitaria, per colf e badanti, e maschile, sia di provenienza comunitaria che extracomunitaria, nei settori dell’edilizia, della manifattura e dell’agricoltura. Tuttavia la valutazione del contributo economico degli immigrati deve considerare il forte tasso di auto imprenditorialità e propensione al lavoro autonomo degli stranieri in Italia (Rapporto Caritas/Migrantes). A metà del 2009 erano 187.466 i titolari di attività autonome (circa il 6% degli imprenditori del Paese), con una maggiore incidenza di immigrati provenienti dal Marocco, dalla Romania e dalla Cina. Nonostante l’attuale crisi economica, il dato sulle nuove attività per il III trimestre del 2009 (negativo a livello nazionale) ha registrato invece un + 4,4% tra gli stranieri (Istituto Leone Moressa “Crisi e Imprenditorialità etnica in Italia”). I risvolti economici di questo fenomeno sono notevoli non solo per l’Italia ma anche per i Paesi di origine; secondo i dati Bankitalia il valore delle rimesse nel 2008 è stato di circa 6 miliardi di euro considerando i canali formali e di 10 miliardi di euro considerando i canali informali. Una ricerca del Centro Studi Sintesi di Venezia ha calcolato una crescita del volume delle rimesse degli immigrati in Italia nel periodo dal 2000 al 2007 pari al 927%. Un terzo degli immigrati in possesso di lavoro (il dato non considera quindi studenti o disoccupati) invia regolarmente rimesse al paese di origine per un ammontare medio tra i 200 e i 400 euro mensili (Makno & Consulting, 2008). A livello globale le rimesse ammonterebbero invece a 300 miliardi di euro l’anno (Banca Mondiale, 2008), una cifra in grado di dare un forte impulso allo sviluppo dei paesi poveri e di apportare un contributo decisivo al PIL di alcuni paesi (46% del PIL in Tajikistan, 34% in Moldavia). L’analisi di tali flussi rappresenta un importante indicatore del fenomeno migratorio in quanto evidenzia l’intensità delle relazioni con i Paesi di provenienza e, in alcuni casi, la volontà circa il desiderio di costruirsi un futuro nel Paese ospitante o di ritornare nella patria di origine. Tale volontà si riflette anche nel grado di integrazione con la cultura ospitante. Dalla stessa indagine di Makno & Consulting emerge come un terzo circa del campione mostri un bassa conoscenza dell’italiano nel linguaggio parlato e circa la metà ammetta difficoltà nella lettura o nella scrittura. Su tale tale risultato influisce la forte concentrazione di immigrati in aree definite all’interno dei tessuti urbani che favorisce l’utilizzo della lingua d’origine nell’ambiente famigliare e sociale e impedisce l’assimilazione dei tratti culturali propri del luogo. Approfondire le variabili individuali e microeconomiche del fenomeno immigratorio – sia in entrata che in uscita dal Paese – permetterebbe di meglio comprenderne la realtà macro e riuscire quindi, al di fuori della contrapposizione ideologica che spesso anima il dibattito politico, a trovare quelle soluzioni giuridico-amministrative che meglio si adattano alla gestione del fenomeno. Conoscere le dinamiche e prevedere l’impatto delle migrazioni da parte del sistema politico è essenziale per definire quelle politiche di integrazione che, in quanto tali, non si concludano con la sottomissione della cultura più debole ma consentano invece, sulla base del riconoscimento reciproco di diritti universali, la pacifica convivenza di diverse culture. Alessandro Stefano Barbina
- Research - Gli effetti dell'eccesso di regolamentazione sull'occupazione
Anche nei Paesi tradizionalmente caratterizzati da un’economia di mercato, la regolamentazione economica è considerata una componente necessaria. Soltanto nella teoria è possibile ipotizzare mercati in cui la libera azione degli agenti economici porta all’equilibrio perfetto, quello dove non c’è spazio per potere di mercato nocivo al benessere dei cittadini-consumatori. L’attributo “perfetto” non appartiene al lessico della vita reale ed un intervento pubblico è richiesto quando il mercato fallisce nel suo obiettivo teorico, e quindi tipicamente per erogare o preservare beni pubblici (difesa e ambiente), oppure per controllare ex-ante o ex-post imprese con rilevante potere di mercato se non monopoliste (regolamentazione dei monopoli naturali da parte delle autorità o interventi sanzionatori da parte dell’Antitrust). Tuttavia, quando l’intervento pubblico cresce oltre un livello minimo, si assiste ad una erosione della libertà e la prima libertà ad essere colpita è quella economica. Ogni attività da parte di un’autorità pubblica ha infatti un costo economico che deve essere finanziato dai cittadini e inoltre anche l’attività di governo ha i suoi “fallimenti”. Secondo George J. Stigler (1971) per esempio, la cattura avviene quando chi ha un elevato interesse per i risultati della regolamentazione può allocare risorse nel tentativo di influenzare le decisioni pubbliche (la legittima attività di lobby). L’impatto delle stesse decisioni sulla collettività non mobilità, però, pari entità di risorse a fronte di un interesse frammentato tra la moltitudine di cittadini. La regolamentazione pubblica potrebbe quindi risultare inefficiente o portare a una riduzione complessiva del benessere per la collettività. È quindi possibile affermare che esiste un livello fisiologico di regolamentazione, per risolvere i naturali fallimenti di mercato, oltre il quale l’intervento diventa patologico con costi superiori ai benefici. L’obiettivo del presente articolo è valutare come la regolamentazione patologica sia legata all’occupazione, variabile-chiave delle politiche economiche dei governi nazionali e dell’Unione Europea (UE) dopo il vertice che ha lanciato la Strategia di Lisbona per la competitività. Se consideriamo la libertà economica come assenza di regolamentazione patologica, possiamo esaminare la correlazione tra l’Index of Economic Freedom (IEF) pubblicato da Heritage Foundation e il tasso di occupazione di Eurostat per un campione di 10 paesi: Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Spagna, Polonia, Paesi Bassi, Grecia, Portogallo e Stati Uniti. Utilizzando il punteggio IEF ottenuto dai Paesi nel 2008 (che si riferisce all’anno 2007) e il rispettivo tasso di occupazione nel 2007, si evidenzia una forte correlazione. Tale evidenza statistica non implica tuttavia una relazione causa-effetto. Se analizziamo come le due variabili considerate si comportano a livello di singolo Paese dal 1995 ad oggi emerge una decisa omogeneità nell’andamento ma con una minore volatilità del tasso di occupazione rispetto all’IEF. Le imprese e i lavoratori, infatti, hanno bisogno di adattarsi alle nuove politiche introdotte dai governi, i cui interventi sono invece immediatamente registrati dall’IEF al momento della loro entrata in vigore. Il comportamento delle imprese e dei lavoratori dipende soprattutto da un tipo di regolamentazione specifica, quella del mercato del lavoro. Su questo fronte un intervento è necessario affinché vi sia una contrattazione efficiente tra imprenditori e lavoratori nonché per proteggere questi ultimi da discriminazioni o trattamenti ingiusti. Poiché nell’UE la regolamentazione del mercato del lavoro rimane sostanzialmente nella sovranità degli Stati Membri, non ci deve stupire nel trovare un Paese altamente competitivo come la Germania, 25esimo (su 181 Paesi) nella classifica “Doing Business” della Banca Mondiale, al 142esimo posto per assunzione dei lavoratori, mentre i Paesi Bassi sono un po’ meno competitivi con un mercato del lavoro meno rigido. Per il nostro Paese, nonostante le modifiche normative intervenute negli ultimi anni per rendere il lavoro più flessibile, la competitività rimane soffocata da una burocrazia e da un sistema giudiziario i cui tempi di azione sono inefficienti. I governi di tutto il mondo affrontano la costante sfida di trovare il giusto equilibrio tra protezione dei lavoratori e flessibilità del mercato del lavoro, ma la ricetta perfetta non esiste e la flexicurity europea rimane un neologismo che nasconde una forte eterogeneità tra i Paesi dell’UE e un risultato poco brillante della Strategia di Lisbona. Nelle parole della Commissione europea, la “flessicurezza” è una strategia che combina una sufficiente flessibilità nei dispositivi contrattuali – per consentire alle imprese e ai lavoratori di affrontare il cambiamento – e la sicurezza per i lavoratori di mantenere il loro posto di lavoro o di essere in grado di trovarne uno nuovo in tempi brevi oltre all’assicurazione di un reddito adeguato nei periodi di transizione tra due lavori. Secondo la Banca Mondiale, mentre la regolamentazione del lavoro in genere porta a un incremento del livello dei salari dei lavoratori, un eccesso della stessa può avere effetti indesiderabili. Tra questi una minor creazione di posti di lavoro, imprese più piccole, minori investimenti in ricerca e sviluppo, un allungamento dei periodi di disoccupazione dei lavoratori con il rischio di rendere obsolete le competenze acquisite dagli stessi; tutto ciò ha ovvie ripercussioni sulla crescita della produttività. Stefano Riela
- Seminario-Government output and productivity measurement: lessons from the international experience
Presso il Dipartimento della Funzione Pubblica (Palazzo Vidoni, Roma) il 23 e il 24 aprile si è svolto il meeting internazionale sulla misurazione dell’output e della produttività del sistema pubblico. In molti paesi OCSE è cresciuto negli ultimi anni l’interesse per la misurazione dei servizi erogati dallo Stato. Questo anche in considerazione delle tendenze che hanno interessato il sistema pubblico: nuove politiche tese ad incrementare la produttività dei servizi, vincoli di bilancio, cambiamenti istituzionali (sviluppo in molti settori di sistemi di governance multilivello e aumento dei servizi offerti dal settore privato), oltre alle opportunità aperte dalle nuove tecnologie. La volontà di implementare azioni concrete per migliorare la qualità del sistema pubblico ha quindi portato a nuovi sviluppi nei sistemi di misurazione dei servizi erogati. Durante il workshop sono state evidenziate le esperienze di alcuni Paesi europei nella misurazione dell’output del sistema pubblico, sottolineando come ulteriori sviluppi in questa attività possano derivare dal confronto internazionale. Il workshop ha inoltre consentito di disegnare un quadro dello stato attuale dei sistemi di misurazione dell’output a livello europeo focalizzandosi sulla necessità di sostenere un processo di revisione degli stessi concentrato sulla misurazione dei servizi che non posseggono un corrispettivo di mercato (non-market activities) e ampliando l’utilizzo del sistema di misurazione diretta dell’output.
- EIN/FAES Seminar - Energy + Environment: new options - Madrid
A FAES and EIN seminar will take place in Madrid on 30 March 2009. Here will be two sessions. The first will consider the future of the Nuclear Energy in Europe whilst the second will examine the topic of ‘Greening the Economy’. Speakers will include: Bonifacio Garcia Porras, European Commission, DG Energy on “Nuclear energy and the future of the energy mix in Europe: a policy approach”; Philippe Brongniart, Ancien membre du directoire de la Fondation pour l’Innovation politique on “The Nuclear Industry”; Dr. Marie-Francoise Praml-Bode, Unternehmenberatung, Düsseldorf on “The Nuclear debate in Germany”; Prof. Gabriel Calzada, Economist, Professor, Rey Juan Carlos University on “A Green economy: what does it mean?”; Jesse Scott, Europe in the World Programme Leader, E3G (Third Generation Environmentalism), Brussels; Research Fellow, European University Institute, Florence; Dr. Jean-Paul Maréchal, Economist; l’Université Rennes 2, Haute Bretagne on “Environmental economics: what about its social cost ?”; David Winston, Winston Group (Washington) on “Assessing the new Administration’s policy and projects in the field of the green economy”; Prof. Jean Didier Vincent, Biologist; Member of the French Academies of Sciences of France and Belgium on “Adjusting to environmental change”.
- News - Elezioni e asimmetrie informative
Nell’articolo di Christopher H. Achen e Larry M. Bartels “Ignorance and Bliss in Democratic Politics: Party Competition with Uninformed Voters” si afferma che secondo il modello sviluppato con due partiti che competono (rappresentati da un’unica posizione “forte” in uno spazio ideologico uni-dimensionale) e cittadini ignoranti su quello che è stato realizzato dal partito precedente, le proposte del partito di opposizione, e senza alcuna dimensione ideologica (I cittadini elettori sanno soltanto se l’esperienza passata con ciascun partito è stata positiva o negativa,e votano di conseguenza), il partito di governo cercherà di implementare politiche per l’interesse dell’elettore mediano. Quindi la concorrenza democratica può produrre politiche nell’interesse dei cittadini anche se questi non osservano le scelte dei partiti. Dall’altro lato, secondo alcune esperienze storiche, i sistemi democratici hanno espresso politiche non rappresentative degli interessi per alternative al governo che sono state screditate dalle performance passate.
- Incontro con Ettore Gotti Tedeschi
Economia e demografia al centro dell’intervento tenuto dal Prof. Ettore Gotti Tedeschi, presso Fondazione ResPublica sul tema “Possibili soluzioni della crisi economica”. Dalla crisi della natalità che ha colpito l’Italia alle difficoltà di ricreare un tessuto economico e sociale capace di creare sviluppo, il prof. Gotti Tedeschi ha illustrato le possibili soluzioni per uscire dal momento di crisi che attraversa il Paese.
- Incontro con Marzio Agnoloni
Si è tenuto lo scorso 23 aprile l’incontro con Marzio Agnoloni, Amministratore Delegato di Pedemontana Lombarda, sul tema “Pedemontana: presente e futuro”. L’incontro è stata l’occasione per presentare ai presenti il progetto Pedemontana, lo stato di avanzamento dell’opera e le potenzialità future.








