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371 risultati trovati

  • Rapporto della Commissione Attali per liberare la crescita francese

    La Commissione Attali ha presentato al Presidente francese Sarkozy, il suo Rapporto “per liberare la crescita francese”. Non si tratta “né di una relazione né di uno studio, ma di un manuale d’uso per riforme urgenti e radicali”. Partendo da una diagnosi sullo stato del mondo e della Francia, il rapporto fissa gli obiettivi primari per realizzare una profonda innovazione del paese. Il testo è suddiviso in quattro parti riguardanti la “piena partecipazione alla crescita mondiale”, “i protagonisti della mobilità e della sicurezza”, la “nuova governance al servizio della crescita” e la “riuscita della liberazione”. Vengono individuate 316 decisioni, corrispondenti ad altrettante riforme. Di queste, 20 sono indicate come “fondamentali” e fanno a loro volta riferimento ad otto “ambizioni” che esprimono la “volontà d’insieme” del rapporto. Il testo integrale in francese è disponibile in formato PDF: Rapporto della Commissione Attali (lingua francese)

  • EIN Summer University 2008 - Fiuggi

    Il Gruppo del PPE-DE ha tenuto la settima edizione dell’ Università estiva annuale dell’European Ideas Network (EIN), la rete delle fondazioni europee vicine al PPE-DE, a Fiuggi che si è svolta da giovedì 18 a sabato 20 settembre. La tradizionale Università estiva dell’EIN rappresenta un forum privato per un’approfondita discussione politica. Nel corso di una serie di tavole rotonde e sessioni plenarie, i partecipanti hanno discusso sul tema: “Il mondo nel 2025: Un posto per i Valori in un mondo d’incertezze”. Una lista eccezionale di oratori: François Fillon, Primo Ministro Francese, Silvio Berlusconi, Primo Ministro Italiano; Wilfred Martens Presidente del PPE ed ex Primo Ministro del Belgio; José Manuel Durão Barroso, Presidente della Commissione europea; Hans-Gert Poettering, Presidente del Parlamento europeo; Franco Frattini, Ministro degli Affari Esteri d’Italia ed ex Commissario europeo; Antonio Tajani, Vice presidente della Commissione Europea e Commissario responsabile per i Trasporti e Rodrigo Rato, ex Direttore generale del Fondo Monetario Internazionale. Sono state organizzate due speciali sedute plenarie sui temi ‘l’Economia globale e il suo futuro’ e ‘Valori europei o valori universali?’ I principali temi trattati sono stati: i valori: quale è il posto per i Valori in un mondo in rapido cambiamento? I nostri valori sono “universali” o “europei”? la situazione economica globale: quali ulteriori conseguenze del crollo del mercato creditizio? sui valori immobiliari? Una recessione globale? Che cosa ci aspetta? la Presidenza Francese: che cosa possiamo aspettarci su temi chiave come l’immigrazione è il cambiamento climatico? Il 18 settembre, Joseph Daul, Presidente del Gruppo PPE-DE al Parlamento Europeo, ha aperto i lavori dell’Università estiva, affiancato da Jaime Mayor Oreja, Vice-presidente del Gruppo PPE-DE, responsabile della Strategia politica e dell’European Ideas Network, da Stefano Zappalà e Iles Braghetto, capi della Delegazione italiana del Gruppo PPE-DE. L’European Ideas Network è un gruppo di riflessione paneuropeo aperto, creato nel 2002 dal Gruppo PPE-DE al Parlamento europeo. Questo network riunisce politici, imprenditori, accademici, giornalisti, consiglieri politici ed esperti esterni, per discutere alcune delle principali problematiche con le quali è confrontata oggi l’Europa. Coordina anche le attività congiunte di oltre quaranta think thank nazionali e le fondazioni politiche in tutta l’Unione europea.

  • Incontro con Marta Dassù

    In occasione della presentazione del suo nuovo libro “Mondo Privato e altre storie”, Marta Dassu, direttore relazioni estere di Aspen Institute, già direttore del CESPI e consigliere per la politica estera nei governi D’Alema I e II, incontra i soci della fondazione per dibattere sui temi di carattere internazionale. Martedi 19 maggio ha avuto luogo “59 minuti con…”, l’iniziativa della Fondazione che mira a creare momenti di approfondimento con esponenti di spicco del mondo politico e imprenditoriale. Tema dell’incontro la crisi internazionale e il ruolo degli stati. La crisi, nella sua forma finanziaria, è indubbiamente partita negli Stati Uniti dove, negli anni passati, i consumi della classe media sono stati “drogati” grazie ad un facile accesso al credito: un gigante della domanda per fronteggiare un gigante della produzione, la Cina. Oggi l’economia americana è in caduta verticale ma l’ottimismo dell’America del nuovo presidente Obama vede comunque alcune opportunità che possono scaturire da questa crisi puntando per esempio sulla ricerca, sull’ambiente, sulle nuove tecnologie, nonché su un sistema di welfare per garantire una maggiore protezione sociale, su uno stile europeo. Tuttavia, queste misure hanno un costo e il debito americano sta crescendo verso una cifra superiore ai 10.000 Miliardi di dollari, pari al 70% del PIL (FMI). Più moneta e bassi tassi di interesse si tradurranno in inflazione e svalutazione: un bene per chi è indebitato, un danno per chi detiene attività denominate in dollari, come nel caso della Cina. I 2.000 Mld di dollari in riserve presso the People’s Bank of China hanno fatto dichiarare al governatore un auspicio per la creazione di una nuova valuta “paniere” per gli scambi internazionali in cui gli Stati Uniti potrebbero perdere la loro assoluta egemonia. Dichiarazione accolta con molta freddezza dalla nuova Presidenza dall’altro lato del Pacifico. La Cina è il potenziale vincitore della crisi, gli obiettivi economici e di leadership mondiale (per esempio all’interno del G20) che il paese sta raggiungendo si sono velocizzati rispetto ai programmi della classe dirigente cinese. L’espansionismo economico cinese in Africa è una strategia volta a garantire risorse per lo sviluppo futuro; l’Occidente, anche per la fallimentare politica post-coloniale di garantire aiuti in cambio di progressi nella governance e nella democrazia, oggi si trova escluso o marginalizzato nello sviluppo africano. Dal punto di vista militare invece, nonostante le recenti parate della Repubblica Popolare nei confronti di Taiwan (nonostante la recente distensione nei rapporti tra Pechino e Taipei), il differenziale rispetto agli Stati Uniti è ancora forte e saranno necessari almeno 15- 20 anni perché possa essere colmato. Il Presidente Obama, la cui politica estera si deve distinguere da quella del predecessore Bush, ha adottato una strategia basata principalmente sul consenso che sul timore. Rimane comunque irrinunciabile la leadership mondiale americana, anche in campo economico, nonostante le previsioni di chi intravede, alla fine della crisi, l’emergere di un nuovo dualismo, un G2 con USA e Cina. Questo scenario, seppur possibile, sembra improbabile sia per le forti differenze di fondo che esistono tra i due paesi, sia per il ruolo che potrebbe/dovrebbe avere l’Europa. L’Unione Europea sconta oggi le logiche individualistiche dei singoli paesi membri (che tendono a privilegiare gli interessi nazionali, anche in relazione alle immediate risposte contro la crisi, soprattutto in vista di importanti scadenze elettorali) nonché la mancanza di una leadership politica forte che, come visto nel caso della politica commerciale, potrebbe avere un peso non irrilevante sullo scacchiere internazionale. Ampliare il grado di cooperazione economica con gli Stati Uniti, magari promuovendo un area di libero scambio transatlantica, rafforzerebbe il peso dell’Occidente. All’opposto una maggiore cooperazione con una Russia, profondamente indebolita dall’attuale crisi ma ricca di petrolio e gas naturale, indebolirebbe il rapporto con gli Stati Uniti il cui ruolo è e sarà ancora fondamentale negli anni a venire. Oggi il rapporto tra USA e Europa vede per quest’ultima una forte rappresentazione di Francia, Gran Bretagna e Germania, per ragioni dimensionali, per impegno militare a fianco dell’America, e per il ruolo che questi paesi possono svolgere sullo scacchiere mediorientale. Il nostro paese, il quarto grande dell’UE, deve invece lottare per far valere il suo status. In questo senso il Presidente Berlusconi punta molto sul ruolo di ponte da svolgere tra Russia e Stati Uniti, ruolo che potrebbe essere sancito durante il prossimo G8, con un accordo nel settore della sicurezza globale o del contenimento degli armamenti. Con la Russia, l’UE dovrà affrontare le questioni legate all’allargamento ad Est e le conseguenti strategie nella gestione dei rapporti con le repubbliche ex sovietiche. I rapporti euro-russi si muovono inoltre lungo il gasdotto South Stream (progetto russo che collegherebbe le coste del Mar Nero ai Balcani e all’Europa centrale) che rafforzerebbe la dipendenza dalla Russia, diversamente dal Nabucco che, prevedendo il trasporto del gas principalmente da Iran, Iraq, bypassando Russia. L’attualità pone tuttavia l’UE di fronte ai timori dovuti all’impatto della crisi all’interno dei suoi confini. La difficile situazione economica di alcuni paesi dell’Est (molto vicini a rischio default) e della Spagna (per una bolla immobiliare fuori controllo e le politiche fallimentari del governo Zapatero) unite allo scetticismo verso le istituzioni comunitarie e alla debolezza di alcuni leader nazionali, potrebbero spaccare l’Unione, l’area Euro, o comunque pesare negativamente sui suoi sviluppi futuri. Per questo motivo è auspicabile l’approvazione del Trattato di Lisbona e la conseguente estensione di meccanismi decisionali più efficienti per il Consiglio, ovvero la maggioranza qualificata, per accrescere, nella sostanza, il peso del sistema europeo e prepararlo alle sfide del mondo globale.

  • Incontro con Ernesto Gismondi

    Ernesto Gismondi, presidente di Artemide, azienda leader nel settore dell’illuminazione d’alta gamma, è stato relatore di un incontro dal tema: “Il Made in Italy e la nostra competitività ai tempi della crisi”. Attraverso l’esempio di Artemide, il Presidente ha evidenziato punti di forza e sfide di un’azienda che realizza un prodotto completamente “Made in Italy”. La ricerca continua dell’innovazione, della qualità e del design contraddistiguono un settore industriale di eccellenza, apprezzato a livello mondiale, che tuttavia ha risentito fortemente degli effetti della crisi. Gismondi sottolinea le difficoltà delle piccole e medie aziende italiane di fronte alla concorrenza estera, in particolare quella cinese. Il ricorso ai tribunali si dimostra spesso l’unica arma a disposizione per proteggere la proprietà industriale e l’originalità e la qualità di un prodotto. Le imprese sono costrette ad investire molto in questo tipo di azioni legali e nella richiesta di brevetti per poter vedere riconosciuto il valore aggiunto del proprio marchio. È necessario, afferma Gismondi, che le istituzioni identifichino strumenti efficaci a tutela del Made in Italy. Le aziende, da parte loro, devono continuare a puntare sulla qualità e l’innovazione, elementi che rendono i prodotti difficilmente imitabili.

  • Intervento alla Camera dei Deputati del Ministro Tremonti sul caso Alitalia

    Pubblichiamo il resoconto dell’intervento del 10 settembre 2008 del Ministro Tremonti, Presidente del comitato scientifico della fondazione Res Publica, alla Camera dei Deputati, IX Commissione Trasporti, poste e telecomunicazioni, riguardante gli sviluppi del caso Alitalia. Quello di Alitalia è un caso su cui, in un tempo straordinariamente breve, si è sviluppata una vastissima quantità di materiali, tanto di materiali mediatici, quanto di materiali politici. I materiali mediatici hanno concentrato ed espresso un lavoro straordinario, prova non casuale dell’alta qualità del nostro sistema di informazione. Se ha, in specie, un difetto la massa di materiali mediatici finora elaborati è quello di essere insufficiente in modo quasi paradossale, insufficiente per eccesso I materiali politici nel loro insieme hanno elevato il caso Alitalia da caso industriale quasi a metafora generale, a simbologia positiva o negativa, analisi e insieme sintesi del Paese, quasi fosse un’autobiografia dell’Italia, tra passato, presente e futuro. Forse anche questo è eccessivo. Per valutare correttamente cosa è ora in atto, dal lato della vicenda proprietaria, va comunque fatto un passo indietro. L’ultimo piano industriale ordinario di Alitalia è stato elaborato nel secondo semestre del 2004, notificato dalla Repubblica italiana alla Commissione europea il 15 ottobre 2004, approvato dalla Commissione europea con decisione del 7 giugno 2005, presentato al mercato con prospetto informativo depositato in Consob l’11 novembre 2005 e successivamente sottoscritto per le corrispondenti quote tanto dallo Stato, quanto dal mercato, in coerenza tanto con i vincoli imposti dalla disciplina europea, quanto con le manifestazioni di interesse espresse dal mercato. Al 31 dicembre 2005, a valle di questo aumento di capitale, il bilancio di Alitalia evidenziava un patrimonio netto pari a circa 1,4 miliardi di euro. Ciò che dopo è mancato non sono stati, dunque, i mezzi finanziari, il Governo, l’azienda, o il mercato, ma è stato altro. Con grande onestà politica e intellettuale un segretario sindacale confederale il 23 agosto scorso ha dichiarato in un’intervista: «Era meglio accettare, ma noi sindacati fermammo Berlusconi». Fuori da ogni polemica, perché era meglio accettare? Per molte ragioni, ma soprattutto per una ragione: quello era l’ultimo piano autorizzato e autorizzabile dall’Europa in procedura ordinaria. L’11 febbraio 2006 vengono sciolte le Camere; il 9 e il 10 aprile 2006 vengono celebrate le elezioni politiche nazionali. Il Governo Prodi si insedia il 28 aprile 2006, e si attiva su Alitalia solo il 10 ottobre 2006. Nella stessa data, sul sito della Presidenza del Consiglio, a seguito di un incontro fra il Governo e i sindacati, si poteva, in specie, leggere quanto segue: «Trasporto aereo. Incontro tra Governo e sindacati sulla questione riguardante il trasporto aereo e, in particolare, sulla grave situazione di Alitalia. Entro il 31 gennaio del prossimo anno dovranno essere fatte le scelte riguardanti il futuro di Alitalia». In altri termini, quello che mi permetto di considerare un paradosso si manifesta nei termini che seguono: si ammette che la situazione di Alitalia è diventata grave, e tuttavia il Governo si concede una moratoria di quattro mesi. Nel testo dell’audizione del Ministro Padoa-Schioppa del 2 aprile 2008, laddove lo stesso Ministro parla della sua attività, si legge che il 23 gennaio 2007 egli formulò una lettera di procedura ordinaria per la presentazione di offerte preliminari e che, uno dopo l’altro, tutti i soggetti si ritirarono, fino a che, nel settembre 2007, venne nominata una grande banca internazionale – la Citibank – quale advisor finanziario. Dei ventotto soggetti così avvicinati, alla fine ne rimane solo uno: Air France-KLM. Nel testo della stessa audizione si legge che il 28 dicembre 2007, d’accordo con il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Ministro dell’economia e delle finanze espresse un orientamento favorevole all’avvio di una trattativa in esclusiva con Air France-KLM. Credo che ora sia di grande interesse rileggere quanto allora notato, a futura memoria, dal Ministro Padoa-Schioppa, sempre nella citata audizione: «…La gravità della situazione è nota a tutti. Eventuali iniziative di discontinuità che gli amministratori della società si vedessero costretti a prendere nella loro autonoma responsabilità, segnerebbero l’ingresso in una condizione che nessuno può augurarsi: non i viaggiatori, non i dipendenti della società, non i contribuenti, non la SEA, non la classe politica, non il sindacato, non l’immagine internazionale dell’Italia. Il passaggio all’amministrazione straordinaria non è mai facile, né di certa conclusione, né, soprattutto, privo di ricadute sul sistema. In assenza di prospettive di ristrutturazione si converte in fallimento. Nel caso di Alitalia è ipotizzabile che le circostanze descritte porterebbero a un ricorso alla legge Marzano, l’unica in grado di affrontare la crisi di una grande azienda. Si dice che la procedura prevista dalla legge Marzano consente la prosecuzione, sia pure in regime straordinario, dell’attività di impresa e, perciò, offre possibilità di risanamento che la procedura fallimentare non consente. Bisogna, però, essere consapevoli che in casi di crisi industriale essa potrebbe essere risolutiva soltanto se il commissario ponesse in essere iniziative di ristrutturazione immediata e molto radicali. Vi sono fondati motivi per presumere che tali iniziative dovrebbero essere davvero assai più radicali di quelle proposte». Nel frattempo, apprendiamo ora dal Ministro Bersani, che falliva anche il piano B. In un suo articolo pubblicato il 7 settembre scorso su Il Sole 24 Ore il Ministro Bersani ci informa di quanto segue, verbatim: «Sì, esisteva un piano B e me ne stavo occupando personalmente. Prevedeva l’immediato commissariamento ai sensi della legge Marzano, modificata solo e semplicemente nel rendere flessibili e rapide le possibilità di cessione e nel garantire, per un periodo breve, alcuni aspetti di operatività. Il commissariamento sarebbe avvenuto su tutto il perimetro di Alitalia, sarebbe stato affidato ad una personalità autorevole in campo nazionale e internazionale già individuata, sarebbe stato nel solco delle norme vigenti in materia di concorrenza, dei diritti di terzi, degli ammortizzatori sociali. Per questa via si riteneva non impossibile trovare una soluzione dolorosa ma accettabile, eventualmente già organizzata su offerte congiunte tra operatori internazionali e attori nazionali. Tutto precipitò, com’è noto, mentre ancora si tentava di perfezionare l’intesa con Air France». È un documento nuovo e importante per la conoscenza del caso Alitalia. Non conosciamo i dettagli del piano B: quali varianti avrebbe apportato alla legge Marzano, cosa voleva garantire in termini di operatività, quale commissario, quale cordata. Sarebbe davvero ancora utile conoscere questi elementi, se non altro per una riduzione dei fattori di contrasto, dato che sembra una ipotesi sostanzialmente simile a quella in atto (Commenti)… Io credo che sia un diritto, se così posso dire, da parte del Governo esprimere la propria opinione. Sarebbe davvero interessante conoscere quali emendamenti… Certo, ognuno può sostenere di realizzare emendamenti migliori dell’altro, di trovare commissari migliori, migliori cordate, ma sostanzialmente il meccanismo della legge Marzano, degli emendamenti a tale legge, delle deroghe, sia pure temporanee, ai meccanismi di licenza, di operatività, è… quello. C’è solo un curiosum, costituito dal fatto che si era comunque nel corso di una trattativa che il Governo, nel suo insieme, aveva stabilito dover essere in esclusiva con Air France. Non ci interessa, comunque, l’analisi storica delle cause e dei motivi di questi fallimenti. Abbiamo solo delle difficoltà ad accettare che la colpa sia data da chi allora c’era ed era al Governo a chi non era ancora al Governo. Nei termini dati dalla realtà, e a questa altezza di tempo, l’unico esercizio comparativo che ci pare serio fare non è quello basato su Air France-KLM, come se ci fosse e potesse ancora esserci quello che non c’è più, ma quello basato sull’alternativa tra una ipotesi industriale che appare ora comunque realizzabile e la liquidazione, altrimenti inevitabile. Fallita la trattativa con Air France-KLM, e proprio perché era fallita, il Governo Prodi ha formalmente preso atto della crisi di Alitalia e lo ha fatto con il decreto-legge n. 80 del 2008. Ciò che soprattutto rileva in questo testo è la presa d’atto dei drammatici problemi posti dalla necessità di garanzia «di un servizio pubblico essenziale, al fine di evitare interruzione nella sua continuità territoriale»; la presa d’atto dei «problemi» di ordine pubblico; la volontà di «contenere le conseguenze sistemiche di rilevanza prioritaria per la politica del trasporto aereo e per il sistema economico del Paese, che si determinerebbero a seguito del blocco del trasporto aereo»; la volontà di non compromettere «il processo di privatizzazione di Alitalia»; la parallela presa d’atto della «gravissima situazione finanziaria di Alitalia come risulta dalle informazioni rese al mercato per far fronte all’immediato fabbisogno di liquidità indispensabile per la continuità dell’attività aziendale ordinaria nel breve periodo. La criticità della situazione risulta aggravata…». In sostanza e in sintesi, per evitare tutto quanto sopra, in ragione di interessi pubblici ritenuti prevalenti – ovvero la continuità del trasporto aereo e la continuazione del processo di privatizzazione di Alitalia – il decreto-legge n. 80 ha introdotto una normativa speciale, alternativa e/o sostitutiva di quella ordinaria, per evitare una altrimenti inevitabile procedura di crisi. Il Governo Berlusconi ha ottenuto la fiducia del Parlamento il 15 maggio 2008; da allora sono passati poco più di cento giorni. Il decreto-legge n. 23 del 2008 è del 27 maggio ed è stato approvato nel nostro primo Consiglio dei Ministri solo per rendere utile il decreto-legge n. 80. Va notato che, se nel prestito ponte si ravvisano profili di aiuto di Stato vietato perché in contrasto con le regole europee, questi sono radicati nel decreto-legge n. 80 e non nel nostro successivo decreto-legge. La procedura di infrazione europea è infatti iniziata subito sul decreto-legge n. 80. I successivi decreti-legge n. 97 e n. 134 stanno centrando proprio gli obiettivi essenziali previsti all’origine dal decreto-legge n. 80: evitare la crisi Alitalia per scongiurare il blocco del trasporto aereo e finalizzarne la privatizzazione. Se necessario, risulta agli atti la documentazione relativa alla tempistica, da cui si evince come la procedura di contestazione europea inizi immediatamente dopo il decreto-legge n. 80, prima dell’insediamento del Governo Berlusconi e della formulazione del decreto-legge modificativo del n. 80. La procedura di privatizzazione è in atto in queste ore e le relative informazioni sono rese in forma ufficiale e in tempo reale. Il Governo riferirà in Parlamento in ragione delle sue specifiche competenze. Mi permetto di formulare alcune considerazioni particolari in ordine ai punti principali del dibattito politico finora sviluppato. È stato rilevato come la procedura in atto abbia un costo per il bilancio pubblico. Mi permetto di invertire i termini del problema. Per il bilancio pubblico, la procedura in atto ha l’effetto opposto, quello proprio e tipico dello stop loss: non crea perdite, ma interrompe il processo di formazione di nuove perdite. Senza, continuando come prima, ammesso che fosse o sia comunque possibile continuare come prima, o come finora, il costo per il bilancio pubblico sarebbe stato, sarebbe molto maggiore. L’ideale sarebbe avere il trasporto aereo e scaricare le passività finora accumulate su qualcuno. La realtà, invece, è che: esistono passività accumulate; c’è bisogno del trasporto aereo ordinato in una logica di sistema: non c’è un acquirente disposto a rilevare insieme passività accumulate e trasporto aereo. Se ci fosse qualcuno disposto a farlo, avrebbe potuto farlo, potrebbe farlo, è ancora in tempo per farlo. Sfortunatamente, non c’è nessuno disposto a farlo. Questa è purtroppo la realtà data, una realtà profondamente diversa da quella in essere alla fine del 2005. Una realtà, quella che abbiamo davanti, per cui, in ragione dell’interesse pubblico essenziale ad un trasporto aereo concepito in una logica di sistema, si impone la necessità di finalizzare un’operazione ex legge Marzano nelle migliori condizioni possibili. Condizioni che non esistono in astratto, ma solo nel concreto della realtà oggettivamente in essere. Al riguardo è possibile comunque effettuare alcuni conti specifici. A giugno 2001, data di inizio del primo Governo Berlusconi, il valore di Borsa per azione di Alitalia era pari a 1,4 euro. Non è dunque esatto quanto pubblicamente dichiarato, ovvero che un’azione Alitalia valesse in Borsa 10 euro. Come è stato detto, e concordo, «per riportare un po’ di serenità bisogna stare al vero al vero». Nel maggio 2006, data di fine del primo Governo Berlusconi, incorporando gli andamenti di Borsa prodotti dalle Torri gemelle e in generale dall’andamento dei corsi di borsa, il valore di Borsa di un’azione di Alitalia era pari a 1,042 euro, un differenziale di valore assolutamente fisiologico, evidentemente diverso da quello oggetto di polemica (Commenti). Tutti i corsi di borsa hanno avuto quell’andamento. Nel successivo periodo di tempo, dall’insediamento alla crisi del Governo Prodi, il patrimonio netto di Alitalia è passato da 1,4 miliardi di euro a zero. Corrispondentemente, si è azzerato il valore delle azioni Alitalia. Ciò vuol dire che la non risoluzione della crisi Alitalia, protratta per tutti i 22 mesi di durata del Governo Prodi, ha distrutto valore per un pari importo. E questa è una prima voce di costo, insieme pubblico e privato. Le sorti del prestito-ponte, operato iniettando liquidità dal bilancio pubblico in Alitalia, dipendono dall’esito della contestazione europea sul decreto-legge n. 80. Si noti: questo non vuol dire che il prestito-ponte sia stato di per sé irrazionale. Vuol dire che è stato, a valle, la conseguenza necessaria di una politica di inerzia protratta per 22 mesi, un altro modo per distruggere valore. Il costo per regimi di assistenza sociale va ancora calcolato, ma per noi è ragionevole l’ipotesi che sarebbe stato minore se fosse stato realizzato il piano industriale ultimo ordinario possibile del 2005. Va infine e soprattutto aggiunto che, in assenza dell’intervento in atto, al costo erariale dovrebbe essere aggiunto il costo reale, che sarebbe generato dal blocco del trasporto aereo nazionale, un costo reale ed enorme considerata l’attuale permanente assenza di altre soluzioni attese o ipotizzate come magicamente provenienti dal mercato. Soluzioni che in realtà ad oggi sono del tutto assenti. È vero che l’Italia è, nell’universo del trasporto aereo mondiale, l’ottavo mercato mondiale, ma non è affatto detto – è tutto da provare – che dal mercato planino sulla crisi di Alitalia altri nuovi operatori, stranieri o italiani, comunque disposti a farsi generosamente carico delle nostre esigenze di sistema. A tale proposito, c’è una buona definizione di «compagnia di bandiera» ed è quella data nella sua audizione dal Ministro Padoa-Schioppa: «Nel trasporto aereo la compagnia di bandiera è quella che assicura la maggior parte dei collegamenti aerei all’interno di un Paese e verso l’estero». È stato detto che l’operazione in atto non escluderebbe la più o meno immediata cessione di Alitalia a terzi o a stranieri. Una cessione che potrebbe essere prossimamente operata sopra, con la cessione della proprietà della società, o sotto, con la cessione della sua attività. Non è propriamente così. Per quanto è noto, il lock-up societario non è un patto parasociale, ma una componente strutturale dello statuto sociale della società presentatasi all’offerta. Una sua modifica richiederebbe una maggioranza qualificata del 66 per cento. Analoga maggioranza qualificata sarebbe richiesta per eventuali delibere di cessione a terzi dell’attività aziendale sottostante, cessione che infatti costituirebbe modifica sostanziale dell’oggetto sociale, per cui sarebbe richiesta la stessa maggioranza. Questi vincoli li valutiamo insieme necessari e sufficienti. Altri vincoli non sarebbero compatibili con la normativa europea. In ogni caso va notato che la società offerente è oggi composta da 18 soggetti, di cui: 5 società sono quotate in Borsa; 2 sono tra i più importanti fondi di private equity italiani con partner nazionali e internazionali; 2 società hanno fatturati pari a molti miliardi di euro, realizzati in diversi Paesi del mondo; altri sono imprenditori seri e credibili. È stato ipotizzato che l’operazione in atto contrasti con i princìpi fondamentali del mercato, basato su competitività e concorrenza. Ma cosa è il mercato: è quello che si stilizza nei libri o quello che si trova nella realtà? In Germania, Lufthansa ha circa il 90 per cento del mercato interno tedesco, in Francia Air France-KLM ha circa il 65 per cento del mercato interno francese, e cosi via. La nuova Alitalia avrebbe certamente molto meno rispetto a queste percentuali. Sono fuori dal mercato in Germania e in Francia o siamo fuori dal mercato in Italia? Chi è attento al mercato e alla concorrenza dovrebbe – credo – piuttosto considerare un dato fondamentale diverso. Ed è che, a partire dall’anno prossimo, la vera concorrenza Italia su Italia a favore dei consumatori non sarà tra vettori aerei, ma tra aereo e treno, data la capacità del treno di assorbire su tratte intorno alle 3-4 ore quote significative dei volumi di traffico aereo, come su Londra-Parigi, Londra-Manchester, Parigi-Marsiglia e Madrid-Siviglia. Infine, si è detto e scritto, credo, troppo a proposito di conflitti di interesse, identificati anche extra ordinem, ovvero anche fuori dal vigente sistema legale. Credo che, a forza di vedere conflitti di interesse anche dove la legge li esclude, finiremo per essere un Paese che ha sempre più conflitti su cui litigare e sempre meno interessi su cui crescere. Grazie.

  • News - Esiste una Terza Via?

    Fondazione ResPublica pubblica “Esiste una terza via? Saggi sul mutamento di direzione del pensiero socialista” di Michael Novak, volume che intende indagare alcuni aspetti del cosiddetto “capitalismo democratico” di cui l’autore fu pioniere. Un capitalismo legato alla più ampia diffusione dei diritti di proprietà, a una democrazia esercitata dentro le rigide regole del costituzionalismo liberale e ai sentimenti morali della tradizione umanistica e cristiana che rappresenta per Novak la strada maestra delle nostre società. Il confronto che si instaura nel testo con le più note voci oggi a favore della “Terza Via”, quali Anthony Giddens, John Lloyd e Paul Ormerod, permetterà ai lettori di formarsi una opinione fondata su di un tema di grande rilevanza per la discussione politica dei giorni nostri.

  • Res Publica partecipa ai Golden Umbrellas dello Stockholm Network

    Il 5 dicembre 2007 a Londra si è tenuta la consegna dei premi “Golden Umbrellas”, organizzata dalla Fondazione Stockholm Network. All’evento hanno partecipato esponenti di Fondazioni e Think Tanks di oltre 40 Paesi.

  • Incontro con Simona Vicari

    La Fondazione incontra Simona Vicari, Sottosegretario Ministero dello Sviluppo Economico e Relatrice del DL Destinazione Italia. Tema dell’incontro il Disegno di Legge Destinazione Italia e l’analisi puntuale delle 50 misure contenute nel piano:

  • Incontro con Vittorio Grilli

    Il punto sulla situazione dell’Eurozona è stato il tema trattato da Vittorio Grilli, già Ministro dell’Economia e delle Finanze, che ha illustrato durante il suo intervento presso Fondazione ResPublica i rischi rappresentati dalla speculazione sui mercati finanziari e le possibili soluzioni per una rapida uscita dalla crisi economica.

  • Incontro con Roberto Arditti

    Nell’ambito degli incontri sull’Expo, il 24 maggio è stato ospite della Fondazione Roberto Arditti, Direttore Comunicazione e Relazioni Esterne di Expo spa. A pochi giorni dall’inaugurazione dell’Expo di Shanghai, al termine della quale verrà ufficialmente passato il testimone a Milano, Arditti ha parlato dell’attuale fase di preparazione dell’evento in cui si stanno portando avanti i progetti infrastrutturali connessi alla manifestazione.

  • Report - Verso le elezioni presidenziali: un'analisi del sistema sanitario USA

    È in uscita il terzo numero di Gesundheit!, newsletter su sanità e welfare pubblicata dallo Stockholm Network: un’edizione speciale interamente dedicata al sistema sanitario statunitense. Le elezioni presidenziali si avvicinano e la riforma di tale sistema costituisce uno dei punti centrali per le campagne elettorali. Gesundheit! raccoglie approfondimenti rispetto alle posizioni in materia dei candidati alla Casa Bianca ed analisi e prospettive critiche di fondamentali tematiche quali l’accessibilità, le coperture assicurative, l’andamento dei costi e l’impatto sociale. Per consultare la pubblicazione in inglese (pdf): Gesundheit! Vol. 1, Issue 3

  • Working Paper - Energia e Ambiente

    Sul binomio energia e ambiente, con particolare riferimento ai rischi legati al cambiamento climatico, si è discusso molto negli ultimi anni e molti autorevoli documenti sono stati redatti. Il volume “Energia e ambiente. Alcuni esempi di politiche per le energia rinnovabili e l’efficienza energetica” a cura di Renata Manno e Stefano Riela, che inaugura la serie “Working Papers” di Fondazione ResPublica, si inserisce nel dibattito analizzando le problematiche relative all’efficienza energetica e alle energie rinnovabili e identificando potenziali soluzioni. Il documento ha l’ambizione di elaborare proposte concrete volte a promuovere, sia a livello nazionale che comunitario, un incremento nella generazione di energia elettrica da fonti rinnovabili, con una maggior tutela dell’ambiente grazie alla riduzione delle emissioni di CO2.

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