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367 risultati trovati

  • Intervento del Ministro Giulio Tremonti alla Camera dei Deputati per la discussione del D. Economico

    Pubblichiamo il testo dell’intervento del Ministro Tremonti, Presidente del nostro Comitato Scientifico, alla Camera dei Deputati il 17 Luglio 2008 in occasione della presentazione del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 112 del 2008: Sviluppo economico, semplificazione, competitività, stabilizzazione della finanza pubblica e perequazione tributaria. Accedi al testo integrale: Intervento del Ministro Giulio Tremonti. Camera dei Deputati 17-07-08

  • Infopoverty World Conference 2010 - Rivoluzione digitale per sconfiggere la povertà

    Il prossimo 18-19 Marzo a Milano si terrà la X edizione di Infopoverty sul tema: “Rivoluzione digitale per sconfiggere la povertà e raggiungere gli obiettivi di sviluppo del millennio e di Lisbona”. Si tratta di un evento co-organizzato da OCCAM e il Parlamento Europeo, le cui sessioni pomeridiane saranno in collegamento diretto via video conferenza con il Palazzo di Vetro dell’ONU. In occasione del suo decennale, Infopoverty World Conference 2010 intende approfondire le grandi tematiche collegate alla rivoluzione digitale analizzando i fenomeni che hanno profondamente cambiato la vita nell’ultimo decennio e individuando le opzioni aperte, da trasformare in reali opportunità per lo sviluppo sostenibile e il raggiungimento dei Millennium Development Goals e degli obiettivi di Lisbona. Sarà dedicata particolare attenzione al ruolo delle Organizzazioni internazionali e delle Istituzioni Europee che, anche tramite le ICT e l’innovazione, hanno dato un importante contributo alla ricostruzione sostenibile delle aree colpite da disastri naturali (quali lo tsunami del 2006 il terremoto dell’Aquila nel 2009 e quello di Haiti nel 2010). L’evento si terrà presso la Sala Consigliare di Palazzo Isimbardi, sede della Provincia di Milano. La prima sessione plenaria si aprirà con la proiezione di “Terzo° e Mondo”, uno dei cortometraggi più premiati nella storia del cinema, del regista Daniele Pignatelli. Il programma completo è disponibile su: www.infopoverty.net

  • Incontro con Enrico Vitali

    Enrico Vitali, membro del Comitato Strategico per il Ministero degli Affari Esteri, è intervenuto il 6 ottobre sul tema dei fondi sovrani come opportunità per il sistema-Italia. Esistono diverse tipologie di Fondi Sovrani, classificati ad esempio in base alla natura delle risorse investite. Vi sono fondi che utilizzano surplus di bilancio e fondi che utilizzano invece i proventi derivanti dalla gestione delle risorse naturali (petrolio, gas..) presenti sul territorio. Le differenze possono riguardare anche la destinazione degli investimenti in attività di breve o di lungo periodo. Il fondo del Kuwait, il primo ad essere creato, investe in attività di lunghissimo periodo, in grado di generare un ritorno per le future generazioni che non potranno disporre degli attuali proventi dell’attività di estrazione petrolifera. I fondi sovrani possono essere di volta in volta percepiti come un’opportunità, per le liquidità che possono apportare ai sistemi economici, o come un rischio, connesso alla cessione di quote di società nazionali a paesi esteri. Le opportunità fino a questo momento sembrano però aver superato i rischi. Il rischio maggiore riguarda infatti la possibilità che l’investitore estero non risponda a logiche economiche nella gestione dell’attività, ma piuttosto a logiche geopolitiche influenzate dai governi dei paesi di origine; rischio questo che non pare essersi mai verificato. Esistono tuttavia alcuni settori nei quali tale rischio è maggiormente sentito, settori come la difesa, le infrastrutture di trasporto e le reti energetiche settore dove una maggiore preoccupazione sull’influenza dei fondi sovrani appare legittima. Le possibilità di investimento da parte di fondi sovrani in Italia sono molteplici, ma difficilmente indirizzabili verso il sistema delle medie imprese e dei distretti. Le grandi infrastrutture rappresentano probabilmente gli ambiti più interessanti sia per l’entità dell’investimento sia in termini di duration. Alcuni settori tipici del Made in Italy potrebbero tuttavia costituire delle opportunità per i fondi sovrani a causa del prestigio dei marchi che rappresentano e della possibilità di poterli utilizzare nei paesi di origine (moda o case automobili). Esempi di successo in questo senso sono l’apertura del Guggenheim e del Louvre ad Abu Dhabi.

  • Presentazione Report Osservatorio Infrastrutture e Competitività 2013

    Lunedì 8 luglio si è svolta a Roma presso l’Auletta dei Gruppi della Camera dei Deputati la presentazione del Rapporto Infrastrutture e Competitività 2013 “4 nodi strategici" delle Fondazioni Astrid, Italiadecide e ResPublica alla presenza del Ministro delle Infrastrutture e Trasporti Maurizio Lupi, del Governatore della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serrachiani e del Governatore della Regione Liguria Claudio Burlando. Il rapporto è articolato in 4 temi: la partecipazione dei privati al finanziamento delle opere pubbliche; la valutazione delle politiche pubbliche in materia di infrastrutturazione; la fase propedeutica all’aggiudicazione delle opere pubbliche; lo sviluppo dei porti e la crescita dei traffici e dei commerci. Il tema dedicato allo sviluppo dei porti e alla crescita dei traffici e dei commerci, coordinato da Fondazione ResPublica, ha voluto introdurre un nuovo livello di proposta, orientato alla definizione di vere e proprie “strategie” trasportistiche. La crescita dei traffici marittimi non sarebbe di beneficio al solo settore portuale, ma costituirebbe un importante volano per la crescita della nostra presenza nei mercati dell’intera area europea. Purtroppo, oggi, a causa del nostro scarso controllo dei traffici, il trading mondiale delle merci si è stabilito nel Nord Europa. Il rapporto presenta proposte concrete per recuperare il ruolo dell’Italia nel mercantilisimo proponendo un recupero significativo dei traffici oggi serviti dai porti del Nord possibile ad infrastruttre esistenti, gia finanziate e/o disponibili entro l’orizzonte temporale del 2018. Per quanto concerne la partecipazione dei privati al finanziamento delle opere pubbliche, la ricerca ha evidenziato che all’evoluzione della normativa – che ha visto nell’anno di riferimento significative novità, quali l’introduzione nel nostro ordinamento dei “project bond” e di importanti misure di incentivazione e defiscalizzazione – non ha fatto riscontro, ad oggi, un altrettanto significativo miglioramento dei risultati. “Mancano ancora – è scritto nel rapporto – una buona parte delle misure di attuazione, ma soprattutto pesano alcuni ritardi strutturali del nostro sistema: l’eccessivo rischio regolatorio e amministrativo, l’inadeguatezza tecnica di molte stazioni appaltanti, la complessità delle procedure decisionali e la sovrapposizione di competenze e responsabilità, la debolezza del modello centrale di supporto alle amministrazioni che intendono intraprendere un’operazione di partenariato cui si aggiunge, nella presente congiuntura, il prolungarsi della crisi finanziaria”. Nel capitolo dedicato alla valutazione delle politiche pubbliche in materia di infrastrutturazione del Paese e di contratti pubblici, la ricerca mette in luce il carattere “antiquato” della visione proceduralistica, che espone il decisore politico al rischio di produrre, invece che risultati, ulteriori procedure. E’ stato posto l’accento sullo strumento degli standard, delle griglie e delle procedure di valutazione ex post delle norme che il legislatore vara e che il Governo promuove: strumenti essenziali per non operare “al buio”. Altro tema, la “fase propedeutica” alla aggiudicazione delle opere pubbliche, viene sviluppato nel rapporto annuale in due direzioni. La prima riguarda criteri di valutazione ex ante dei progetti e di comparazione fra le alternative, al fine di radicare l’individuazione delle priorità e la gerarchizzazione degli interventi in un terreno più stabile, fatto di dati oggettivi e di scenari di domanda. La seconda direzione riguarda l’adeguatezza degli strumenti che consentono di collocare queste scelte in una programmazione di più ampia portata, che abbracci i flussi di merci e persone e le vocazioni dei territori in una visione non settoriale e non emergenziale. Si tratta – secondo la ricerca – di valorizzare pienamente quanto in materia trasportistica é stato realizzato a livello europeo con il lavoro sulle reti (e i nodi) TEN-T. Sede di Milano - Via Antonio Beretta, 6 - 20121 Milano - tel.: (+39) 02 8646 2364/2367 - fax: 02 8646 2193 - Credits

  • Incontro con Franco Bernabè

    Lo scorso 18 maggio si è tenuto uno dei consueti incontri di Fondazione ResPublica con Franco Bernabè, Presidente di FB Group e già Amministratore Delegato di Telecom Italia e Eni. L’intervento del dott. Bernabè ha approfondito il tema “Il lato oscuro della società dell’informazione”, affrontando diverse questioni legate ai social media, all’informazione, alla privacy. “…Anche a prescindere dalle scelte individuali su quanta tecnologia utilizzare…c’è comunque una fortissima motivazione competitiva a livello collettivo per l’adozione delle tecnologie più avanzate: nessuna azienda e soprattutto nessun sistema economico può prosperare a lungo senza sfruttare al meglio il potenziale tecnologico. Non si tratta di vagliare se spingersi oppure no verso la prossima frontiera tecnologica…ma piuttosto come gestire le conseguenze, a volte indesiderate, di quella frontiera mobile.” (tratto da Aspenia 68/2015).

  • Incontro con Matteo Salvini

    Il 21 gennaio Fondazione ResPublica ha incontrato il segretario federale della Lega Nord Matteo Salvini. Il tema dell’incontro è stato: “La nostra Europa”. Il tema europeo è e rimane uno dei più caldi argomenti dell’attualità e il confronto ha riguardato il futuro politico dell’Unione Europea.

  • Report - Time for growth: favorire la quotazione in borsa.

    Fondazione ResPublica e Fondazione Astrid sono liete di presentare il rapporto finale della ricerca "Time for growth: favorire la quotazione in borsa". Obiettivo della ricerca è stato quello di presentare proposte innovative e concrete per semplificare e rendere più efficienti le procedure di quotazione offrendo alle imprese, in particolare quelle di media dimensione, una reale alternativa al finanziamento bancario e una opportunità di crescita e sviluppo nell’arena competitiva di un mondo globalizzato. La ricerca si è sviluppata su tre differenti moduli: 1. Una survey sulla quotazione nel mercato mobiliare italiano. Il lavoro, elaborato attraverso la trasmissione di un questionario alle principali società quotate e non quotate (1.000 imprese) è volto a conoscere e valutare i principali ostacoli alla quotazione, la percezione delle imprese circa il mercato mobiliare italiano, le motivazioni che supportano la decisione di quotarsi o non quotarsi; 2. Una ricerca sulla quotazione nelle principali Borse del mondo. Il lavoro esamina le best practice estere relativamente ai costi di quotazione ed al quadro normativo di riferimento; 3. Un’indagine in tema di quotazione di borsa presso le principali istituzioni finanziarie che operano a Milano. Di seguito la locandina dell'evento di presentazione del report e il documento elaborato a valle della ricerca:

  • EIN Mid-term review meeting - Bruxelles 2010

    In una giornata ricca di appuntamenti, i think tanks aderenti a EIN e i membri dei vari Working Groups si incontreranno mercoledì 17 novembre a Bruxelles, nella sede del Parlamento Europeo per discutere e fare un bilancio delle numerose attività tenutasi nel 2010 e preparare il programma per il prossimo anno. L’incontro sarà preceduto da un breakfast meeting sul tema “Contemporary challenges to the culture of life” e da un seminario dal titolo “A new vocabulary to communicate the culture of life”.

  • Pubblicata la lettera al Corriere della Sera del socio Paolo Andrea Colombo, presidente di Enel

    Corriere della Sera, 31 gennaio 2012 Caro Direttore, è sempre più evidente che la soluzione della crisi presuppone un’adeguata governance europea, come osservavo su queste colonne lo scorso 14 dicembre. Ma è altrettanto vero che essa ha colto il nostro Paese in condizioni di estrema fragilità, come riflesso dai principali dati di finanza pubblica del periodo1980-2010: 1) la spesa per interessi nel 2010 era pari al 4,5% del Pil, in linea con il dato del 1980 dopo aver raggiunto il picco nel 1993 (12,7%); tale voce è cresciuta esponenzialmente dal 1980 (9 miliardi di euro) sino al 1996 (115 miliardi), per ridursi a 70 miliardi nel 2010 anche per il calo dei tassi d’interesse dopo il trattato di Maastricht; 2) le spese in conto capitale si sono sostanzialmente attestate nel1980-1995tra il 4,5% e il 5,3% del Pil, per ridursi al 3,5% nel 2010; tale andamento spiega il divario infrastrutturale rispetto ai principali Paesi europei, una delle cause del deficit di competitività del Paese; 3) la spesa corrente (al netto degli interessi) è passata da 66 miliardi (32% del Pil) a 670 miliardi (43%); simile andamento per la pressione fiscale, aumentata dal 31% al 43%; 4) il bilancio primario ha registrato una serie ininterrotta di disavanzi, invertitasi nel 1992 con una stagione di avanzi sino al 2008, quando la contrazione del Pil ha riportato il saldo in disavanzo primario; l’indebitamento netto nel periodo considerato ha sempre registrato un deficit; 5) il debito pubblico è passato da 114 miliardi (56% del Pil) nel1980 a1.070 miliardi (122%) nel 1994 per il deficit spending e l’elevato costo del debito; dal 1995 al2007 haregistrato una graduale riduzione sino al 103% grazie soprattutto ai proventi delle privatizzazioni, per risalire a 1.900 miliardi (119%) nel 2010 per la contrazione del Pil dopo la crisi del 2008. In sintesi, la spesa corrente ha sottratto risorse agli investimenti pubblici, ha causato l’aumento della pressione fiscale comprimendo consumi e investimenti privati, ha alimentato il debito pubblico vanificando le privatizzazioni e il calo del costo del debito. La manovra di dicembre, secondo Bankitalia, aumenterà con effetti recessivi la pressione fiscale al 45%, ma era necessaria per la credibilità del Paese e per evitare uno scenario simile a quello greco. È seguita la fase due con una serie di misure «a costo zero» per la crescita: liberalizzazioni, concorrenza, trasparenza, infrastrutture, anche attraverso semplificazioni normative e regolamentari. È prevista inoltre la riforma del mercato del lavoro e quella della giustizia. Ma per favorire l’occupazione e ridurre il rapporto debito/Pil è necessario anche un piano a medio-lungo termine per liberare le risorse per consumi e investimenti, senza creare ulteriore debito ma agendo su due leve: l’attivo (secondo il Mef una migliore gestione di immobili, concessioni e partecipazioni degli enti locali può generare 5-10 miliardi di euro annui); la spesa pubblica, con una riduzione strutturale e una riqualificazione tra spesa corrente e investimenti, nella direzione che il governo ha indicato con la riforma delle pensioni e con l’avvio della spending review. I tagli di spesa lineari hanno consentito al Paese di contenere gli effetti della crisi nel2008-2010; ora vi sono le condizioni per eliminare in modo selettivo gli sprechi, le spese improduttive, le inefficienze. Per non compromettere la qualità dei servizi è necessaria però una riforma degli assetti organizzativi del settore pubblico, adattandoli all’evoluzione dei bisogni della collettività, semplificandone il funzionamento, eliminando funzioni obsolete, cogliendo l’opportunità offerta dal progresso tecnologico. Una riforma che dev’essere affrontata con rigore ed equità, ma anche con misure condivise e solidali: flessibilità e mobilità all’interno del settore pubblico, strumenti per promuovere la professionalità e la meritocrazia, ammortizzatori sociali. Pur avendo effetti sui conti pubblici nel medio-lungo termine, queste misure realizzerebbero due obiettivi: il primo, immediato, di ridurre i costi indiretti (spazi, utenze, acquisti di beni e servizi); il secondo, strutturale, di rendere il settore pubblico più efficiente, più moderno e a regime meno costoso. Ogni punto percentuale di riduzione dell’incidenza della spesa corrente (al netto degli interessi) sul Pil equivale a un risparmio di circa 16 miliardi annui (2,5% dell’attuale livello di spesa), risorse utilizzabili (con quelle derivanti da una migliore gestione dei beni pubblici e dalla lotta all’evasione) per ridurre le imposte su lavoro e imprese, per creare moderni ammortizzatori sociali, per realizzare investimenti pubblici in settori strategici per la crescita; in questo contesto sarebbe giustificata la destinazione «forzosa» di una quota del risparmio privato alla sottoscrizione di titoli di Stato con un rendimento in linea con i Bund tedeschi: ipotizzando un importo di 200 miliardi (il 5% delle attività finanziarie delle famiglie), con uno spread di 500 punti si avrebbero ulteriori risorse per 10 miliardi all’anno. Un simile programma (a complemento delle tre manovre del 2011 e delle ulteriori misure già annunciate) creerebbe quel clima di fiducia indispensabile per rilanciare l’economia e per favorire in Europa il consenso sugli strumenti di stabilizzazione finanziaria (Esm, funzioni della Bce, Eurobond) e su modalità attuative del patto di stabilità più flessibili. Questo governo, per la credibilità e la fiducia di cui gode, può avviare la riforma del Paese risanandone strutturalmente i conti; è una sfida che richiede la volontà collettiva di anteporre l’interesse generale agli interessi di parte, con senso di responsabilità, coesione ed equità. La natura «tecnica» del governo presenta due vantaggi che rendono irripetibile questa occasione: 1) l’assenza di un costo politico che condizioni l’assunzione di misure impopolari; 2) la possibilità di delineare un programma di riforme che si ponga al centro del confronto elettorale del 2013: l’esito di un recente sondaggio dell’Economist (il 49% degli italiani è favorevole alla riduzione della spesa pubblica contro l’8% nel 2009) induce a pensare che gli elettori esprimeranno il voto sapendo distinguere, citando De Gasperi, tra il politico che pensa al risultato elettorale e lo statista che pensa alle generazioni future. Paolo Andrea Colombo Presidente di Enel

  • News - “A credible foundation for long term international cooperation on climate change”

    Nell’aprile 2006, Warwick J. McKibbin (The Australian National University, The Lowy Institute for International Policy and The Brookings Institution) e Peter J. Wilcoxen (The Maxwell School, Syracuse University and The Brookings Institution) pubblicano un working paper dal titolo “A credible foundation for long term international cooperation on climate change” secondo il quale per ridurre le emissioni di diossido di carbonio, bisogna avere politiche con credibili incentivi di lungo termine per investimenti nel settore dell’energia e nella ricerca e sviluppo.

  • Lectio Magistralis Tremonti - La causa e gli effetti politici della prima crisi globale - Pechino

    Il 19 novembre 2009 il Ministro Giulio Tremonti ha tenuto a Pechino presso la Scuola Centrale del Partito Comunista Cinese una lezione sulle cause della prima crisi globale e le future prospettive politiche. Nei vent’anni che sono seguiti alla caduta del muro di Berlino nel 1989, la struttura e la velocità del mondo sono radicalmente cambiate. In questo breve periodo di tempo, afferma il Ministro, «il mercato è diventato globale, mentre il diritto è rimasto locale. È così che si è creata una drammatica asimmetria tra economia e politica, tra realtà e regole. È questa l’origine della crisi». Analizzando i caratteri di tale crisi, viene descritto come quest’ultima sia stata fermata dalla politica e dai Governi che, attraverso diverse misure d’intervento, “sono(ri)entrati nell’economia, un campo che prima si pensava dovesse essere monopolizzato dal mercato”. Tuttavia, si ammonisce, lo scenario è stato modificato solo temporaneamente e “le cause, gli effetti e i rischi della crisi sono ancora fondamentalmente in essere”: e’ necessario sostenere quel cambio di paradigma che appare già in atto e che comporta un ritorno all’economia reale e il consolidamento di un nuovo ordine politico. Il Ministro segnala come il G20 rappresenti una “forma iniziale e sperimentale della nuova necessaria governance globale” e, guardando al futuro, sottolinea l’importanza della creazione di uno strumento giuridico multilaterale che fornisca regole generali e rappresenti il nuovo ordine.

  • Incontro con Giancarlo Lanna

    Il 18 novembre Giancarlo Lanna, presidente di Simest, è intervenuto presso la Fondazione facendo il punto sulle nuove prospettive finanziarie e gli strumenti di supporto per l’internazionalizzazione delle imprese. Siemest, società finanziaria pubblico-privata, promuove l’internazionalizzazione delle imprese italiane attraverso la partecipazione al capitale sociale e varie agevolazioni per gli investimenti all’estero. La società ha 537 partecipazioni acquisite, di cui attualmente 236 in essere, per un totale di 238 milioni di euro. Può intervenire in tutti i Paesi extraeuropei e fornisce servizi di assistenza tecnica e di consulenza professionale e gestione di strumenti agevolativi all’export. La partecipazione di Simest al capitale sociale delle imprese italiane che realizzano investimenti imprenditoriali all’estero può arrivare al 49% del capitale della società estera strategica per un massimo di 8 anni. L’alta tecnologia e sofisticazione dei prodotti italiani sono molto ricercate sia dai paesi sviluppati che da quelli in via di sviluppo: un esempio è rappresentato dalle macchine per l’industria di fabbricazione italiana che hanno conquistato ampi spazi di mercato a livello internazionale. Per incentivare e rafforzare queste presenze, Simest assiste in particolare le PMI attraverso finanziamenti a tasso agevolato. Simest è inoltre l’unico soggetto italiano qualificato per la gestione dei fondi NIF (Neighbourhood Investment Facility) stanziati dall’Unione Europea. Questi ultimi sono destinati ai paesi limitrofi alla UE per l’investimento in settori quali l’energia, l’ambiente, i trasporti e il sostegno alle PMI.

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