Approfondisci

Addio a Novak, cattolico liberale, sposava capitalismo e Vangelo

 In Varie

(Corriere della Sera, 18 febbraio 2017)

È morto venerdì 17 febbraio nella sua casa di Washington all’età di 83 anni un maestro del pensiero capitalista cattolico americano, il filosofo e teologo Michael Novak, le cui opinioni sono apparse a più riprese sul «Corriere della Sera». Nel ricordarlo, il «Washington Post» ha scritto che ebbe il merito di dare un contenuto spirituale al capitalismo, un sistema economico e sociale a suo giudizio non perfetto ma perfettibile, portatore di eguaglianza e di libertà più di ogni altro. Nel Partito repubblicano, alcuni hanno visto in Novak anche un profeta del crollo del comunismo.

Autore di oltre 25 libri — tra cui Lo spirito del capitalismo democratico e il cristianesimo del 1982, Ci libererà? del 1986 (una critica della teologia della liberazione) e L’etica cattolica e lo spirito del capitalismo del 1993 — Novak, un conservatore che si definì ostinatamente un democratico per tutta la vita, fu insignito nel 1994 del Premio Templeton per il progresso della religione. Il filosofo rimarrà un punto di riferimento essenziale per i molti americani che, come lui, si sforzano di conferire un connotato religioso al liberismo e di renderlo conciliabile con il cattolicesimo.

(Eugenio Belloni, Fondazione Res Publica (a destra), con Michael Novak, fondazione moderata American Enterprise Institute)

Flavio Felice, autore di Capitalismo e cristianesimo. Il personalismo economico di Michael Novak (Rubbettino), ha sottolineato quanto sia stata importante la sua dottrina unificatrice della tradizione della Chiesa e della modernità sociale. Una dottrina, osserva ancora il «Washington Post», che influì non soltanto su presidenti americani come Ronald Reagan, sebbene fosse protestante, ma anche su leader politici stranieri della statura di Margaret Thatcher in Gran Bretagna e di Vaclav Havel nella Repubblica Ceca. Ma che suscitò polemiche quando il filosofo nel 1991 interpretò l’enciclica di Giovanni Paolo II Centesimus Annus, scritta per celebrare la Rerum Novarum di Leone XIII (pubblicata un secolo prima), come un avallo incondizionato al libero mercato. A parere dei più entrambe le encicliche, pur condannando il socialismo, esprimevano riserve sul capitalismo.

Nato a Johnstown in Pennsylvania nel 1933 da una famiglia slovacca, Novak tentò inizialmente la strada del romanziere e del giornalista, e solo dopo le lauree all’Università Gregoriana di Roma nel 1958 e alla Harvard University nel 1966 si dedicò alla filosofia e alla teologia. Ma da docente di entrambe le discipline all’Università di Stanford in California, dal 1965 al 1968, non abbracciò subito posizioni conservatrici. Al contrario, si schierò con i liberal per la contestazione e contro la guerra del Vietnam, per lasciarli il decennio successivo. Vicende cui dedicò un libro del 2013, Il mio percorso da liberal a conservatore. Erano trascorsi analoghi a quelli di Reagan, allora governatore della California, che non a caso negli anni Ottanta lo volle alla Casa Bianca come consigliere e lo nominò ambasciatore alla Commissione delle Nazioni Unite sui diritti dell’uomo prima e Capo delegazione degli Stati Uniti alla Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa poi.

Il filosofo, che negli anni Sessanta aveva seguito quotidianamente il Concilio Vaticano II a Roma per il «National Catholic Reporter» americano, si sentì sempre in parte italiano, e si interessò sempre delle nostre vicende politiche. Nel 2004 pubblicò un libro controcorrente, oggi di estrema attualità, La fame universale di libertà. Perché lo scontro di civiltà non è inevitabile, che contraddiceva la tesi di Samuel Huntington, secondo cui cristianesimo e Islam erano entrati in un conflitto difficile da superare.

In una delle sue ultime interviste al «Corriere della Sera», gennaio 2014, Novak applaudì alla elezione di Papa Francesco, dichiarando che «è il Papa dei poveri, degli ammalati, di coloro che hanno bisogno» e che si stava dimostrando «un fedele interprete dell’insegnamento di Cristo». Dei problemi del Pontefice con la fazione più conservatrice della Chiesa disse che Francesco era «come un rompighiaccio». Novak, rimasto vedovo nel 2009, lascia tre figli. Con una figlia aveva realizzato un libro in forma di dialogo sulla filosofia religiosa.

Start typing and press Enter to search